Patrono d’Italia, San Francesco è un santo che ha attraversato i secoli con la forza disarmante della sua testimonianza: temuto dai potenti per il suo messaggio di fraternità e povertà, amato dal popolo, in vita come dopo la sua morte.
Importante, quanto le sue gesta, è il racconto che ne è stato fatto: ci restano scritti di suo pugno – pensiamo, ad esempio, al Cantico delle creature – e fonti ufficiali – la Leggenda Maggiore di Bonaventura da Bagnoregio – e meno ufficiali.
Nell’arte, nel cinema, in letteratura, gli episodi di San Francesco hanno riempito libri, chiese, musei, contribuendo a mantenere sempre viva la sua presenza. Ogni linguaggio, per sua natura, è stato una lente capace di illuminare e dare forma alla sua figura.
Oggi, per il calendario Mediagraf 2026, scegliamo di raccontare la vita del santo patrono d’Italia attraverso un linguaggio contemporaneo: l’illustrazione.
Ne nasce un racconto per immagini, in 12 episodi, che accompagna i 12 mesi dell’anno e ripercorre, dietro la figura del santo, il cammino che lo ha reso universale.
Mese dopo mese, scopriamo come il suo invito alla fraternità e all’uguaglianza risuoni ancora come un messaggio vivo: un’urgenza, una risposta, una strada — proprio adesso, qui.
Le Fonti Francescane
La vita di San Francesco d’Assisi è conosciuta grazie a un insieme di testi chiamati Fonti Francescane, un patrimonio unico di biografie, cronache e testimonianze che narrano la sua esperienza spirituale e quella dei primi frati.
Tra queste, la fonte ufficiale riconosciuta dalla Chiesa è la Legenda maior di Bonaventura da Bagnoregio (1263), scritta su incarico del Capitolo generale dell’Ordine. Bonaventura ebbe il compito di unificare e “armonizzare” le molte versioni precedenti della vita di Francesco, creando un racconto teologicamente coerente, destinato alla lettura liturgica e alla diffusione ufficiale.
Proprio per questa approvazione ecclesiale, la Legenda maior divenne la biografia canonica del Santo e sostituì le narrazioni precedenti.
Accanto ad essa, esistono però le fonti primarie e “minori”, di enorme valore storico e spirituale:
la Vita prima e la Vita secunda di Tommaso da Celano, primo biografo di Francesco e suo contemporaneo;
la Compilatio Assisiensis e la Legenda perugina, più vicine alle memorie dirette dei frati;
i Fioretti, nati nel Trecento, che trasformano la storia in racconto popolare e simbolico.
Insieme, queste opere formano un mosaico di voci diverse: la Legenda maior ne è il volto ufficiale, le altre ne custodiscono il cuore umano, semplice e poetico.
Per il calendario 2026 di Mediagraf dedicato a San Francesco, abbiamo privilegiato le fonti ufficiali, e nella fattispecie il seguente compendio:
Fonti Francescane – Nuova edizione 1977
Scritti e biografie di san Francesco d’Assisi.
Cronache e altre testimonianze del primo secolo francescano.
Scritti e biografie di santa Chiara d’Assisi.
Testi normativi dell’Ordine Francescano Secolare.
a cura di ERNESTO CAROLI
– Editrici Francescane.
Qui di seguito trovate gli estratti che accompagnano le illustrazioni, mese per mese, corredate dalla citazione.
Le citazioni
GENNAIO 2026 – BATTAGLIA E SOGNI DI GLORIA
[…] gli appare in visione uno splendido palazzo, in cui scorge armi di ogni specie e una bellissima sposa. Nel sonno Francesco si sente chiamare per nome e lusingare con la promessa di tutti quei beni. Allora tenta di arruolarsi per la Puglia e fa ricchi preparativi nella speranza di essere presto insignito del grado di cavaliere. Il suo spirito mondano gli suggeriva un’interpretazione mondana della visione, mentre ben più nobile era quella nascosta nei tesori della sapienza di Dio.
—Memoriale nel desiderio dell’anima [Vita seconda], Tommaso da Celano
FEBBRAIO 2026 – L’ABBRACCIO AL LEBBROSO
Un giorno, mentre andava a cavallo per la pianura che si stende ai piedi di Assisi, si imbatté in un lebbroso.
Quell’incontro inaspettato lo riempì di orrore. Ma ripensando al proposito di perfezione, già concepito nella sua mente, e riflettendo che, se voleva diventare soldato di Cristo doveva prima di tutto vincere se stesso, scese da cavallo e corse ad abbracciare il lebbroso e questi, mentre stendeva a lui la mano come per ricevere l’elemosina, ne ebbe il danaro insieme con un bacio. Subito risalì a cavallo; ma, per quanto si volgesse a guardare da ogni parte e sebbene la campagna si stendesse libera tutt’intorno, non vide più in alcun modo quel lebbroso. Perciò, colmo di meraviglia e di gioia, incominciò a cantare devotamente le lodi del Signore, proponendosi, da allora in poi, di elevarsi a cose sempre maggiori.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
MARZO 2026 – IL CROCIFISSO DI SAN DAMIANO
Era egli un giorno uscito nella campagna per meditare. Trovandosi a passare vicino alla chiesa di San Damiano, che per l’eccessiva vecchiezza minacciava rovina, spinto dall’impulso dello Spirito Santo, vi entrò per pregare. Mentre pregava inginocchiato davanti all’immagine del Crocifisso, si sentì invadere da una grande consolazione spirituale e, fissando gli occhi pieni di lacrime nella croce del Signore, udì con gli orecchi del corpo una voce scendere verso di lui dalla croce e dirgli per tre volte: «Francesco, va’ e ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina!». All’udire quella voce così meravigliosa, Francesco rimane stupito e tutto tremante, perché nella chiesa è solo, e, percependo nel cuore la forza del linguaggio divino, si sente rapito fuori dei sensi.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
APRILE – LA SPOLIAZIONE DAVANTI AL VESCOVO
Quel padre carnale cercava, poi, di indurre quel figlio della grazia, ormai spogliato del denaro, a presentarsi davanti al vescovo della città, per fargli rinunciare, nelle mani di lui, all’eredità paterna e restituire tutto ciò che aveva. Giunto alla presenza del vescovo, non sopporta indugi o esitazioni; non aspetta né fa parole; ma, immediatamente, depone tutti i vestiti e li restituisce al padre. […] “Finora ho chiamato te, mio padre sulla terra; d’ora in poi posso dire con tutta sicurezza: Padre nostro, che sei nei cieli, perché in Lui ho riposto ogni mio tesoro e ho collocato tutta la mia fiducia e la mia speranza”. Il vescovo, vedendo questo e ammirando l’uomo di Dio nel suo fervore senza limiti, subito si alzò, lo prese piangendo fra le sue braccia e, pietoso e buono com’era, lo ricoprì con il suo stesso pallio. Comandò, poi, ai suoi di dare qualcosa al giovane per ricoprirsi. Gli offrirono, appunto, il mantello povero e vile di un contadino, servo del vescovo.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
MAGGIO – L’APPROVAZIONE DELLA REGOLA DAVANTI AL PAPA
Vedendo che il numero dei frati a poco a poco cresceva, il servitore di Cristo scrisse per sé e per i suoi frati, con parole semplici, una formula di vita nella quale, posta come fondamento imprescindibile l’osservanza del santo Vangelo, inserì poche altre cose che sembravano necessarie per vivere in modo uniforme. Desiderando che venisse approvato dal sommo pontefice quanto aveva scritto, decise di recarsi, con quella compagnia di uomini semplici, alla presenza della Sede apostolica, affidandosi unicamente alla guida di Dio. [….] Presentatosi alla Curia romana e introdotto al cospetto del sommo pontefice, gli espose le sue intenzioni, chiedendogli umilmente e vivamente che gli approvasse quella Regola di vita. […] Contando sulla grazia divina e sull’autorità papale, Francesco, pieno di fiducia, si affrettò verso la valle Spoletana, nell’intento di praticare e insegnare il Vangelo di Cristo.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
GIUGNO – CHIARA ACCOLTA ALLA PORZIUNCOLA
La notte seguente, preparandosi ad eseguire il comando del santo, intraprese la fuga desiderata con un’onesta compagnia. Siccome però non volle uscire per la porta consueta, riuscì ad aprire con le proprie mani, con una forza che a lei stessa parve straordinaria, un’altra porta, che era ostruita da legni e pietre pesanti. Quindi, abbandonati la casa, la città e i parenti, si affrettò verso Santa Maria della Porziuncola, dove i frati, che vegliavano pregando nella piccola cappella, accolsero la giovane Chiara con lumi accesi. Subito, lasciate qui le sozzure di Babilonia, consegnò al mondo il libello di ripudio; qui, per mano dei frati, depose i suoi capelli e abbandonò i suoi abiti variegati.
—Vita di santa Chiara vergine, Anonimo
LUGLIO – LA PREDICA AGLI UCCELLI
Avvicinandosi a Bevagna, giunse in un luogo dove una moltitudine sterminata d’uccelli di varie specie si era data convegno. […] Quando fu in mezzo a loro, li esortò premurosamente ad ascoltare tutti la parola di Dio, dicendo: «O miei fratelli alati, dovete lodare molto il vostro Creatore: perché è stato lui a ricoprirvi di piume, a darvi le ali per volare, a concedervi il regno dell’aria pura, ed è lui che vi mantiene liberi da ogni preoccupazione». Mentre diceva loro queste e simili parole, gli uccelletti, gesticolando in meravigliosa maniera, allungavano il collo, stendevano le ali, aprivano il becco, guardandolo fisso.
Ed egli passava in mezzo a loro, con mirabile fervore di spirito, e li toccava con la sua tonaca, senza che nessuno si muovesse dal suo posto. Quando finalmente l’uomo di Dio, tracciando il segno della croce, diede loro la benedizione e il permesso, tutti insieme volarono via.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
AGOSTO – IL LUPO DI GUBBIO
Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio, nel contado d’Agobbio apparì un lupo grandissimo, terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali, ma eziandio gli uomini; in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura […] Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo, il detto lupo si fa incontro a santo Francesco, con la bocca aperta; ed appressandosi a lui santo Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così: «Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona». Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere.
—I fioretti di san Francesco, Anonimo
SETTEMBRE – LE SACRE STIGMATE
Un mattino, all’appressarsi della festa dell’Esaltazione della santa Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell’aria, giunse vicino all’uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l’effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. […] Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell’immagine dell’uomo crocifisso.
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
OTTOBRE – IL CANTICO DELLE CREATURE
Una notte, riflettendo il beato Francesco alle tante tribolazioni che aveva, fu mosso a pietà verso se stesso e disse in cuor suo: «Signore, vieni in soccorso alle mie infermità, affinché io sia capace di sopportarle con pazienza!». E subito gli fu detto in spirito: «Fratello, dimmi: se uno, in compenso delle tue malattie e sofferenze, ti donasse un grande prezioso tesoro, come se tutta la terra fosse oro puro e tutte le pietre fossero pietre preziose e l’acqua fosse tutta balsamo: non considereresti tu tutte queste tribolazioni come un niente, come cose materiali, terra, pietre e acqua, a paragone del grande e prezioso tesoro che ti verrebbe dato? Non ne saresti molto felice?».
[…] «Voglio quindi, a lode di lui e a mia consolazione e per edificazione del prossimo, comporre una nuova lauda del Signore riguardo alle sue creature.
Ogni giorno usiamo delle creature e senza di loro non possiamo vivere, e in esse il genere umano molto offende il Creatore.
E ogni giorno ci mostriamo ingrati per questo grande beneficio, e non ne diamo lode, come dovremmo, al nostro Creatore e datore di ogni bene».
—Compilazione di Assisi [Leggenda Perugina], autori vari
NOVEMBRE – LA MORTE DI FRANCESCO
Nell’anno ventesimo della sua conversione, pertanto, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia. Quando vi fu condotto, per dimostrare con l’autenticità dell’esempio che non aveva nulla in comune con il mondo, durante quella malattia così grave che pose fine a ogni infermità, egli si prostrò in fervore di spirito, tutto nudo sulla nuda terra: così, in quell’ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira, avrebbe potuto lottare nudo con lui nudo. Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine, totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro perché non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni».
—Leggenda maggiore [Vita di san Francesco d’Assisi], Bonaventura da Bagnoregio
DICEMBRE – IL PRIMO PRESEPE
A questo proposito dobbiamo raccontare, richiamando devotamente alla memoria, quello che realizzò tre anni prima della sua gloriosa morte, a Greccio, il giorno del Natale di nostro Signore Gesù Cristo. C’era in quella contrada un uomo di nome Giovanni […] circa quindici giorni prima della festa della Natività, il beato Francesco lo fece chiamare, come faceva spesso, e gli disse: «Se vuoi che celebriamo a Greccio l’imminente festa del Signore, precedimi e prepara quanto ti dico: vorrei fare memoria di quel Bambino che è nato a Betlemme, e in qualche modo intravedere con gli occhi del corpo i disagi in cui si è trovato per la mancanza delle cose necessarie a un neonato; come fu adagiato in una mangiatoia e come giaceva sul fieno tra il bue e l’asinello».
—Memoriale nel desiderio dell’anima [Vita seconda], Tommaso da Celano
